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giovedì 24 gennaio 2008

Yves Montand by marco paties

Video scovato da Giovanni su YouTube. Non so chi sia questo kinginkred ma ha fatto una gran cosa a mettere un video di Marco in rete. Bello, te lo fa ricordare un pò meglio di una foto. Grazie a lui e a Giovanni che ha avuto l'idea di provare a cercare Marco anche qui.

venerdì 12 ottobre 2007

marco paties, un anno dopo...



Un anno fa ero al lavoro, di mattina, Luca mi ha chiamata e mi ha detto "Questa notte se ne è andato...".

Io ho ancora la foto che i genitori hanno distribuito durante il funerale, dentro una piccola cornice sul ripiano dei CD.... effettivamente dove altrimenti?
Giovanni ha incorniciato l'articolo di giornale e se l'è messo sulla mensola in camera, perchè dice che in quella foto Marco era bellissimo e sembrava veramente un musicista degli anni '60.

Ogni tanto ci penso... ci pensiamo...

Basta poco, anche solo quello che ho nel piatto durante il pranzo, per scatenare una serie di involontari collegamenti di pensieri che poi alla fine riconducono a Marco Paties.
.... paradossalmente anche mentre gioco con la gatta, animali che lui non poteva avvicinare!

Mia sorella Francesca ogni tanto mi chiede: "ti ricordi quella volta Marco?"

Ogni tanto si insinua nei pensieri, miei e non solo miei, durante un concerto, durante una chiacchierata tra amici comuni vecchi e nuovi... non serve nemmeno dirselo, si capisce che in quel momento il pensiero di Marco è saltato fuori da chissà dove.

Con Giovanni ne parliamo spesso: negli ultimi tempi Marco, Max ed io passavamo molto tempo insieme e Giovanni si era aggiunto al gruppetto. Avevano scoperto di avere gusti musicali comuni, progettavano di suonare insieme qualcosa di progessive quando lui fosse uscito. Purtroppo non è andata. Giovanni ha il rammarico di non averlo conosciuto un pò prima, un pò di più...

Alle volte incontro i suoi amici di vecchia data, quelli che conosceva da quando era ragazzo, dai tempi dell'Accademia... ritrovo in loro alcuni atteggiamenti di Marco, un inclinazione particolare della voce, il modo di vestire, di fare battute.

Alle volte mi scopro a pensare "questo sarebbe piaciuto a Marco" oppure "questo avrebbe fatto ridere Marco"... non tutti i giorni... alle volte...

Beh si, manca un pò a tutti, ormai era "dei nostri" e... boh! Chi lo sa...
Si usa chiedere:"alla fine ha sofferto?" Beh! Si, direi proprio che alla fine ha sofferto, porca miseria!
Ormai è passata, ormai se ne è andato.
Ormai resta solo il duplice ricordo dei giorni delle sbronze serali e dei giorni di lui sdraiato nel letto d'ospedale.
I ricordi di quando lo abbiamo accompagnato a casa di Max a braccetto perchè era così sbronzo da andare ciondoloni; di quando lo abbiamo caricato di peso
dentro la barca io, Giovanni e Max perchè gli faceva già male la schiena ma non riusciva a capire che cosa avesse; di quando, sempre io e Max, siamo diventati scemi per cercare un pezzo di gommapiuma da mettergli sottola schiena perchè il letto dell'ospedale era duro come il marmo; di quando io e Giovanni siamo andati a casa sua e ci ha "cucinato" pomodori e petto di pollo sciroppandoci un noiosissimo documentario su non mi ricordo nemmeno che gruppo; di quando chiacchieravamo seriamente sulla vita e di quando ballavamo ai biliardi e puntualmente si addormentava in piedi!

Il ricordo del suo funerale, di Luchino che pregava fuori della chiesa e di tutti i suoi amici poco inclini alle funzioni religiose che aspettavano fuori, della serenità dei suoi familiari e delle lacrime di mia sorella che mi ha abbracciata tra i singhiozzi chiedendosi perchè, come quelle che mi impediscono di scrivere adesso...

Ricordi... preferivo non avere ricordi e magari incontrarlo solo per caso. Preferivo così... forse lo preferiva anche lui!

Ormai cosa diamine si può dire. Che non c'è più, ma che ci sarà sempre. Non è una frase fatta, lui ci sarà sempre certamente, almeno nei miei pensieri, in quelli di Giovanni e Max, di Francesca, Monica, Luca, Patrizia, Momo, Martino, Luchino, Marco, Andrea che mi ha scritto su questo blog e che non conosco, di Stefania, Susanna e Michela, di tutte le altre persone che io non conosco e che conoscevano lui, di tutte le persone di cui in questo momento non mi ricordo, di tutti quelli che lo hanno conosciuto e lo hanno più o meno apprezzato, e forse anche nei ricordi di quelli che lo hanno incontrato e basta.

Comunque ora è lì, andrò a trovarlo in questi giorni, tanto non scappa.

Gli porterò un barattolino di miele, chissà se gli piace ancora?
foto: Stefania Galluccio

martedì 28 novembre 2006

quando una persona morta ti guarda da una foto



Quando una persona morta ti guarda da una foto, è come se in quell'istante fosse viva dentro la carta, perchè quell'espressione te la ricordi bene, sai cosa significava!
Allora, se una foto è un istante bloccato nel tempo e se in quell'istante tu eri presente e se la persona in quell'istante era felice... fa ancora più male!
Ogni tentativo di resistere al pianto viene infranto dal ricordo....
Le lacrime ti riempiono gli occhi e i singhiozzi cominciano a far sussultare la bocca dello stomaco e poi il petto e infine la gola e non riesci nemmeno a parlare o distogliere lo sguardo perchè ogni minimo movimento potrebbe causare un esplosione di pianto e quindi rimani così, con quest'espressione ebete in bilico tra la gioia e la tristezza causate entrambe dalla tua maledetta emotività che si è messa a frugare fra tutti i cassetti della memoria, svuotandoli in pochi nanosecondi di giorni e ore e settimane piene-piene di sensazioni profonde e maledici il momento esatto in cui hai deciso di guardare quella foto da cui però non riesci a staccare gli occhi perchè.... Perchè non vuoi!
Perchè accidenti è l'unica cosa che ti fa ricordare com'era! Perchè dopo un pò, (maledizione maledizione!) le immagini si offuscano, i luoghi assumono altri significati, conosci altre persone e anche se i sentimenti non perdono mai valore il ricordo comincia ad essere solo un concetto rarefatto non più tangibile e allora ecco che ti senti ancora più male perchè prendi consapevolezza del fatto che prima o poi ti sveglierai al mattino e ci saranno giornate in cui, per tutta la giornata, non ci penserai mai ed in questo momento l'idea di dimenticarti scatena in te uno stato di terrore quanto un rumore sordo in una notte buia senza stelle e allora ecco che, per la miseria, non riesci più a trattenerti perchè la paura di dimenticare una persona a cui hai voluto bene fa più male del suo ricordo e.... maledizione non voglio più piangere!

(Questa foto non è un mio scatto)

lunedì 13 novembre 2006

senza titolo



Oggi è un mese esatto.
Anzi, veramente era ieri, ma ieri ero così devastata dal dolore alla faccia, che non mi sono ricordata.
Pochi minuti fa ero sdraiata a letto, cercavo di prendere sonno, visto che sono 4 notti che non chiudo occhio, e mi è venuto in mente! Così, di colpo.
Come ho potuto non ricordarmi ieri?
Veramente è più di qualche giorno che penso a Marco, da quando sto così male. Continuo a chiedermi quanto deve aver sofferto, quanto dolore deve aver provato ogni volta che lanciava un sacramento perchè una fitta lo prendeva alla schiena solo girandosi di colpo, piegandosi, starnutendo... semplicemente ridendo.
Ieri al pronto soccorso ho pensato a lui, a quando siamo andati a trovarlo la prima volta all'ospedale di Mestre, quando sembrava che nel giro di una settimana sarebbe uscito.
Già... A saperlo...
Ormai se ne è andato. Proprio un mese fa. Mi sembra un secolo... mi sembra che sia passato un anno! Ma in realtà è passato un sacco di tempo, almeno 3 mesi, perchè Marco lo abbiamo perso giorno per giorno da quando è entrato in ospedale.
Ed io, in questi giorni in cui vorrei spaccare la testa contro il muro per bloccare il male, non riesco a non pensare che a lui e al suo dolore.
Ho queste fitte che durano, quanto? Un microsecondo, non di più, ma durante le quali perdo completamente la vista e l'equilibrio, e penso: "Quanto male deve aver avuto Marco?!"
Ieri sono stata in attesa al Pronto Soccorso per 3 lunghe ore, non ero abbastanza grave per passare davanti a nessuno ed è anche giusto in fin dei conti. Ma la cosa che più mi ha sconvolto è quanto in certi posti si sia ormai così abituati al dolore da non farci più caso. Capisco che per gli infermieri, prima che per i medici, sia la quotidianità e capisco anche che non possano farsi emotivamente coinvolgere dalla sofferenza altrui, devono rimanere super partes altrimenti non credo resisterebbero più di un giorno.
Ma a me, che abituata al dolore altrui non sono, vedere queste persone sdraiate sui lettini, magari in pigiama o con i vestiti sporchi di sangue, in una situazione per loro imbarazzante oltre che di sofferenza, in un momento in cui la loro dignità umana viene, seppur involontariamente e purtroppo a volte necessariamente, calpestata, a me, ripeto, provoca solo nausea.

Io non bevo mai vino, non mi piace.
Ieri sera ho bevuto un bicchiere di rosso, per tirarmi su, proprio come faceva Marco ultimamente. Diceva che gli anestetizzava il dolore!
:-)
Chissà, forse inconsciamente in realtà mi sono ricordata.....
(Questa foto non è un mio scatto)

venerdì 13 ottobre 2006

marco paties




Ieri il mio amico Marco è morto di cancro.
Perchè lo scrivo quì? E' una cosa così personale... ma sono incazzata!
Molto incazzata!
Come si fa a morire a 42 anni di cancro?!
Nel 2006, in Italia, in questo occidente dove tutto è possibile, si può morire di cancro a 42 anni? In soli due mesi?
Non serve a niente dire che è ingiusto, è così ovvio che non serve dirlo.
E' stupido...
Non muori perchè stai guidando ubriaco o perchè hai mangiato porcate tutta la vita o perchè ti sei sparato merda nel cervello.
Muori perchè il tuo corpo ha deciso che deve marcire!
Porca miseria!
Oggio ho letto che sono riusciti a teletrasportare la luce e la materia di mezzo metro. Non sarebbe stato meglio se avessero teletrasportato di mezzo metro più il là la schifezza che aveva Marco in corpo?

E così se ne è andato...
L'ultima volta che l'ho visto sveglio gli ho mandato un bacio con la mano. Ieri stava dormendo, non sono riuscita nemmeno a salutarlo... o forse si. Ma in fin dei conti salutarlo era importante solo per me, per dirgli che gli volevo bene.
Ma lui lo sapeva che gli volevamo bene, e poi, comunque, in fin dei conti, a cosa gli serviva?

Santo cielo! Due mesi e via!
Penso a quello che avrebbe potuto fare prima di morire, se ne avesse avuto il tempo. Magari riuscire ad andare a vedere per l'ultima volta il mare, o fare pace con qualcuno, o baciare una donna.
Invece così non ha avuto nemmeno il tempo di chiudere i suoi conti con la vita.
Rendersene conto? Sicuramente lo sapeva, perchè non era stupido.

Lo conoscevo da solo un anno, forse anche meno. Non era la persona più speciale del mondo, non voglio finire a fare gli elogi del caro estinto come si fa sempre. Uno muore e diventa santo! No. Marco aveva i suoi difetti ed i suoi pregi, come tutti. Ma era una persona a cui si poteva voler bene con facilità.
Era una persona a cui volevo bene e che mi voleva bene.

Quando stava già in ospedale si è incazzato con me perchè diceva che io non mi volevo bene, che non mi volevo curare, che ero depressa. E' vero, aveva ragione.
Marco si divertiva, combinava cazzate una dietro l'altra, era comico alle volte, passare il tempo con lui era divertente.
Però era anche una persona sensibile, ce ne sono poche di persone sensibili a stò mondo.
Se stavi male se ne accorgeva e si trasformava di colpo in persona seria e attenta.
Lo sapeva cosa pensavo e cosa provavo per le persone che mi stavano intorno... lui lo aveva capito.

Mi dispiace, perchè nella vita ha avuto delle delusioni. Come tutti del resto, ma una persona che poi muore vorresti che fosse stato felice tutta la vita. E poi, che cazzo, ha avuto una sfortuna bestiale!

Avrei voluto rapirlo da quell'ospedale, portarlo via su una carrozzella e andare a divertirci in giro, a prenderci una sbronza colossale e finire a dormire sul divano di casa mia con lui che non riusciva a scacciare il gatto! Che ridere... Marco quando beveva troppo si addormentava pure in piedi!

Ci sarei andata a vivere volentieri con Marco... mi aveva proposto di cercare casa io, lui e Max.

Max, non ti dimenticare di Marco da vivo! Lui non era quella cosa sdraiata sul letto!

Marco... piccolo dolce Marco.

Veniva a casa mia e mi chiedeva: "Non è che avresti un pezzo di pane che ho un buco nello stomaco?" e mi faceva fuori mezza dispensa!

Quando ti doveva fare una domanda apriva il discorso e tu potevi andare a farti la doccia, comprare il giornale, bere il caffè, tornare da lui e aspettare che pronunciasse la seconda parola!
E questa fissa di stamparsi tutti i testi di tutte le canzoni possibili!
Quando si metteva a suonare la chitarra nella mia cucina e tu potevi cucinare, mangiare, lavare i piatti e lui era ancora lì! "Marco vieni a mangiare?" Rispondeva "Si, si" e non arrivava mai!

Non sono riuscita a fargli la foto con la sua giacca nuova di velluto rosso scuro e la camicia viola. Me lo aveva chiesto ma poi è finito in ospedale... "Quando esci..."
E quando adesso?

Come ha detto Max: E' SOLO TUTTO ASSURDO.